Luciano Floridi ; traduzione e cura di Massimo Durante. - Milano : Mondadori, 2025. - 370 pagine ; 23 cm. - (Gaia). - ISBN: 978-88-04-80585-4
Il Centro di risorse didattiche e digitali (CERDD) organizza una nuova edizione del
Convegno Digitale e Benessere: Dialoghi sull'intelligenza artificiale, dedicato al rapporto tra intelligenza artificiale, educazione e trasformazioni culturali.
In continuità con il percorso avviato negli scorsi anni, il convegno proporrà momenti di riflessione e dialogo attorno alle implicazioni educative, culturali, relazionali ed emotive dell’intelligenza artificiale, intrecciando prospettive filosofiche, cinematografiche, artistiche ed educative attraverso linguaggi differenti.
Il volume di Luciano Floridi, Premio Strega di saggistica internazionale, si inserisce perfettamente nell’argomento che sarà affrontato nel convegno. l dibattito sull’intelligenza artificiale sembra ruotare quasi sempre intorno alla stessa domanda: le macchine diventeranno più intelligenti degli esseri umani? Luciano Floridi ci invita a cambiare completamente prospettiva. La domanda decisiva non è quanto siano intelligenti le macchine, ma quanto siano ormai capaci di agire nel mondo, senza essere intelligenti nel senso umano del termine.
L’intelligenza artificiale non è soltanto una nuova tecnologia: è la forza che sta ridefinendo il nostro presente. Capace di apprendere, adattarsi e decidere in autonomia, l’IA sta già trasformando in profondità la nostra vita quotidiana, l’economia, le imprese, il lavoro, l’istruzione, la politica, la cultura e persino il tessuto delle relazioni sociali. Mai come oggi è urgente comprenderne la vera natura per distinguere il possibile dall’illusione e affrontare con lucidità le sfide che ci attendono. L’IA è davvero un’intelligenza paragonabile alla nostra? Oppure è la nostra mente che funziona, in parte, come una macchina computazionale? E come cambierà il mondo dopo il suo avvento?
Luciano Floridi, tra i massimi filosofi contemporanei e riferimento internazionale per l’etica del digitale, offre una prospettiva nuova e sorprendente: l’IA non va intesa come una forma di intelligenza, bensì come una nuova forma di “agency”. Non pensa né comprende come un essere biologico, come un essere umano, ma è un insieme potentissimo di capacità computazionali in grado di agire nel mondo con efficacia e successo, senza però possedere alcuna intelligenza.
Questa svolta concettuale ha conseguenze decisive. Solo distinguendo l’intelligenza dalla agency artificiale possiamo evitare errori di valutazione, orientare il progresso in modo responsabile e trovare risposte concrete ai problemi concettuali, etici, giuridici e politici che l’IA sta già creando. Comprendere davvero che cosa sia – e che cosa non sia – l’intelligenza artificiale significa imparare a conoscerla e usarla meglio, invece di subirla. È questa la condizione necessaria per affrontare con coraggio e lucidità le sfide del futuro.
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