| Introduzione |
|
a cura delle autrici e degli autori |
Il presente secondo volume, in dotazione dal 2025/26, sempre composto da tre moduli,
affronta l’Età di mezzo in una prospettiva di “lungo Medioevo”, cercando di far emergere le trasformazioni economiche, sociali, politiche, religiose e culturali che lo contraddistinguono.
Nel
primo modulo vengono presi in considerazione, nei due capitoli iniziali, i movimenti migratori dell’epoca altomedievale con i cambiamenti territoriali e linguistici che ne derivano, le caratteristiche ambientali, le condizioni di vita nella curtis o quelle della società feudale, il fenomeno dell’incastellamento e la vita nei monasteri. I due capitoli successivi si occupano invece del Basso Medioevo, mettendo in evidenza l’aumento demografico e i cambiamenti nei secoli centrali del Medioevo, lo sviluppo urbano e quello commerciale.
Il
secondo modulo tratta lo sviluppo della Confederazione dal XIII al XVI secolo. Nel corso degli ultimi decenni, la storiografia ha aperto diverse nuove piste di indagine e di interpretazione del periodo, liberandosi dagli intenti educativi nazionali che hanno a lungo condizionato la ricerca.
Appare ormai possibile affrontare gli eventi accaduti intorno al 1300 senza connotazioni patriottiche invadenti, posponendo i momenti formativi dell’antica Confederazione dal XIII al XV secolo, conformemente alla struttura espositiva adottata dal Museo nazionale svizzero.
Inoltre, nella costruzione della Confederazione, non si riscontra nessuna progressione lineare.
La forza dei
miti fondatori e il bisogno di
una visione identitaria della storia elvetica, che molto hanno condizionato gli studi, hanno infatti portato a considerare l’antica Confederazione come precursore della Svizzera attuale. Nella ricerca di un passato a immagine del presente si sono ritrovate nella realtà dell’epoca una libertà e una democrazia originarie, mentre le società alpine sono state elevate a prototipi di autonomia statale.
Tale visione ha portato a una narrazione distorta degli eventi, piegando le peculiarità dei singoli periodi alla necessità di un progresso storico che dalla pace territoriale del 1291 portasse inevitabilmente alla costituzione del 1848.
Per comprendere questi secoli occorre dunque cambiare totalmente prospettiva, destrutturando i miti senza però crearne di nuovi, cogliendo i processi politici e sociali nella Svizzera centrale intorno al 1300 nei loro contesti contemporanei, mettendoli in connessione con gli sviluppi europei e con la continua trasformazione delle società medievali.
Con questa prospettiva di allineamento alla ricerca storiografica recente e conscio delle difficoltà che una sua trasposizione didattica comporta, il gruppo di lavoro ha affrontato le vicende dell’attuale territorio svizzero nel Basso Medioevo cercando di farne emergere la complessità, proponendo fonti storiche stimolanti e accessibili e offrendo itinerari coerenti e didatticamente sostenibili.
Il
terzo modulo si occupa dei mutamenti culturali, religiosi e di mentalità nel passaggio dal Medioevo all’Età moderna. Vi si privilegiano quadri di vita quotidiana che mettono in mostra le difficoltà incontrate dalla popolazione sul piano economico. Successivamente si prendono in considerazione il rinnovamento culturale del Rinascimento e le riforme religiose che caratterizzano il periodo. Uno spazio importante viene rivolto alla storia delle donne e alla storia di genere, con collegamenti al fenomeno della caccia alle streghe, al disciplinamento sociale e alla marginalità.
Anche questo secondo volume cerca quindi di
integrare l’evoluzione recente della storiografia, la quale ha conosciuto negli ultimi anni una crescente multiscalarità – dall’intimità della microstoria all’approccio globale della
world history – nonché una moltiplicazione degli ambiti. In tal senso, in linea con i tempi delle emergenze ambientali e climatiche, è apparsa indispensabile l’integrazione della storia ambientale, intesa come studio in chiave diacronica delle relazioni tra essere umano e ambiente. Analogo ragionamento per la
storia delle donne e di genere che non è proposta solo come puntuale approfondimento ma che entra nella narrazione storiografica. Notevoli sforzi sono stati profusi nel tentativo di rendere la lingua più accessibile, senza tuttavia rinunciare né a un’indispensabile progressione morfosintattica e lessicale, né a una graduale appropriazione della terminologia disciplinare.
I testi, oltre a impiegare un carattere ad alta leggibilità, adottano un linguaggio rispettoso dei due generi. Malgrado la profonda revisione, il manuale si situa tuttavia anche in continuità con le edizioni precedenti. In primo luogo, non sono mutate le finalità educative della Storia, che «risponde a bisogni di crescita culturale e di soddisfazione della curiosità umana» e che «svolge un ruolo fondamentale nel favorire lo sviluppo intellettuale e civile dell’individuo».
Una comprensione profonda delle dinamiche del presente appare impossibile senza una conoscenza del passato con il suo concatenarsi di eventi. Dal punto di vista delle competenze trasversali, si è mantenuta la convinzione secondo cui la Storia debba essere collocata in primo piano nello sviluppo di un pensiero riflessivo e critico, in una fase in cui propaganda, manipolazione delle masse, disintermediazione e fake news, esponenzialmente amplificate dalle dinamiche del web e dei nuovi media, hanno reso difficoltoso per le giovani generazioni un approccio che tenda all’oggettività.
I contenuti hanno notevole rilevanza anche nell’ambito della Formazione generale del Piano di studio e in particolare con il contesto Cittadinanza, culture e società.
Evidente continuità anche nel titolo dell’opera, La Svizzera nella storia, che tuttavia vuole riaffermare una convinzione più profonda, quella di una storia dell’attuale territorio della Confederazione che solo attraverso una serie di artifici e di forzature potrebbe essere avulsa da processi di ben più ampia portata. In altri termini la Svizzera, durante tutto l’arco temporale considerato, partecipa intenzionalmente o suo mlgrado a una serie di dinamiche sociali, culturali, economiche, ambientali, religiose e politico-istituzionali che travalicano i suoi confini reali o immaginari. Ciò si tra-duce in una concezione poliedrica e stratificata della o delle identità nazionali, che conoscono processi di graduale ma costante trasformazione.
Dal punto di vista operativo, la scelta di includere nel testo lo spazio necessario allo svolgimento delle attività, in modo che le classi non debbano lavorare con due strumenti didattici contemporaneamente – manuale e schede – ha comportato un aumento del numero di pagine. Da qui la scelta di distribuire l’opera su quattro volumi, uno per anno di scolarizzazione della scuola media, secondo le periodizzazioni proposte dal Piano di studio. Anche la complessità delle finalità didattiche, storiografiche, educative e civili ha influito sulla decisione di preferire la distribuzione dei percorsi formativi per ognuno dei quattro anni scolastici (in altrettanti differenti tomi) rispetto alla scelta precedente legata invece al biennio.
Accompagnano il filone principale proposte didattiche di diversa natura. Alcune riguardano il metodo storico e si propongono di trattare aspetti legati all’acquisizione progressiva delle abilità disciplinari. Altre riguardano l’Educazione civica, alla cittadinanza e alla democrazia (ECCD), il cui intreccio con la Storia rivela la complessità dei rapporti tra le due materie. I riquadri di Civica vogliono costituire delle proposte di abbinamento logico-tematico con la Storia, in modo che i due filoni non appaiano agli occhi dell’allieva e dell’allievo come binari paralleli e indipendenti. Un terzo tipo di proposta presenta una serie di approfondimenti tematici, legati anche alla valorizzazione del territorio e del patrimonio storico, che possono essere sfruttati in ottica di differenziazione rispetto agli interessi e ai ritmi di lavoro delle e dei discenti.
Il materiale didattico è certamente sovrabbondante rispetto ai tempi allocati alla materia. Per questo il gruppo di redazione ha deciso di limitare parte della documentazione al formato digitale.
Numerose risorse, tra cui i lavori di gruppo sono quindi disponibili online, perché la presenza di materiali didattici dei vari gruppi avrebbe comportato un significativo e insostenibile aumento delle pagine nella versione cartacea.
Il materiale online costituisce un vasto e prezioso archivio a cui attingere da parte del corpo docente. Sarà pertanto compito dell’insegnante tracciare dei percorsi coerenti tra il materiale proposto, avvalendosi tra l’altro delle indicazioni fornite dagli autori e dalle autrici. Queste comprendono proposte bibliografiche legate al sapere docente, materiali supplementari, spiegazioni delle motivazioni delle scelte didattiche e riferimenti teorici al contesto storico affrontato. Si è consapevoli che le scelte operate sono in gran parte innovative per il panorama dell’editoria scolastica in lingua italiana, anche se non lo sono ormai più da tempo per quanto riguarda la letteratura storiografica specialistica.
In tale ottica, il gruppo di lavoro si è avvalso di collaborazioni con vari enti tra cui l’Università di Friburgo, l’Alta Scuola Pedagogica di Lucerna, il Museo Nazionale svizzero di Zurigo, il Museo dei Patti federali e il Forum di Storia Svizzera di Svitto nonché di un’ampia rete di scambi con storiche, storici e docenti che ringraziamo per il sostegno e per i consigli ricevuti.