Accesso


​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​Parte teo​rica
Prefazione

​Indice


L'IDEA DEL PROGETTO​

“Come possiamo svilupparci da un punto di vista sociale ed economico senza compromettere la terra, le sue risorse, tutti gli esseri viventi e in particolare le generazioni future?" Questa è la domanda guida che accompagna tutto il progetto.

La coscienza sociale, e soprattutto l'informazione riguardo a questa problematica, aumenta in maniera costante. Questo passaggio non deve per forza arrivare a nuovi divieti che limitano la libertà personale, ma può concretizzarsi attraverso soluzioni tecnologiche, economiche o di piccole scelte quotidiane di risparmio che sommate singolarmente portano a risultati considerevoli. Questo discorso vale anche per gli altri attori economici, ossia gli enti pubblici e le aziende, che stanno mandando segnali importanti con soluzioni innovative e lungimiranti.

Dovrà essere un percorso fatto di risposte concrete, graduali e di nuovi modelli comportamentali, ma la strada intrapresa è quella corretta. Anche i paesi più inquinanti si rendono conto che l'umanità è ancora in tempo per agire e non arrivare al punto di non ritorno. Di questi giorni è la notizia di un accordo di massima tra Cina e Stati Uniti per ridurre le emissioni di CO2 del 30% sotto il livello del 2005. Di buon auspicio, che verrà portato avanti dalla nuova amministrazione Americana, dopo il quadriennio disastroso di Trump verso i temi ambientali.


Credo che l'utilità del progetto sia anche sottolineata del nuovo Piano Quadro per la Maturità Professionale che recita:

“Il Piano Quadro[1]​ ​tiene conto degli obiettivi dell'educazione alla sviluppo sostenibile nella concezione delle competenze trasversali, in diversi programmi quadro d'insegnamento disciplinare e nella direttiva concernente l'approccio interdisciplinare … Tramite l'educazione allo sviluppo sostenibile la persona in formazione ne comprende l'importanza e il senso di corresponsabilità nel preservare le basi naturali della vita e nel rispetto dei diritti umani"

[1] Piano Quadro per la Maturità Professionale, pag. 98




SAPERE

Pongo subito delle domande che potrebbero essere le stesse che sorgono al lettore.

Le piogge molto intense dell'autunno 2014 sono un fenomeno meteorologico o climatico? A chi può essere attribuita la colpa e ee estati più calde?

Mi sono anche chiesto se fosse da considerare normale per la stagione poter effettuare un giro di bicicletta alle 9.30 del mattino al 5 dicembre 2014 tra i 1040 m.s.m. e i 1550 senza neve, ghiaccio in strada e giungendo in quota con una temperatura di 5.8°C e un'aria relativamente gradevole?

La risposta è complessa, vediamo di chiarire allora alcuni concetti scientifici.

Meteorologia[1]: basa essenzialmente le sue osservazioni di fenomeni sull'arco di un periodo molto breve. L'evento viene ponderato in rapporto alla sua durata e alla sua stagione.

Ad es. un nevicata a basse quote nel mese di novembre è un evento poco frequente ma che può succedere. Può essere considerato come un evento meteorologico.

Clima[2]: considera invece le condizioni dell'atmosfera di una data regione osservato per un periodo lungo di anni. Su questo ultimo punto ci sono diverse visioni, ma sicuramente questo periodo non può essere inferiore ai 15. Quindi tornando all'esempio di prima se per 17 anni su 20 viene a nevicare in pianura a novembre può essere considerato come un evento climatico.

Dobbiamo quindi basarci su dati di temperatura media su di un lasso di tempo molto lungo, nell'ordine di alcuni decenni.

La temperatura media terrestre in questi ultimi tre decenni è aumentata notevolmente. Vediamo un grafico tratto da Meteosvizzera:


Scostamento della temperatura annuale rispetto alla media trentennale

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Spiegazione: “Andamento pluriennale della temperatura media annuale in Svizzera dal 1864, rappresentata come deviazione dalla media del periodo normale 1961-1990. Gli anni indicati in rosso sono stati più caldi e quelli in blu più freddi rispetto alla norma. Il valore normale calcolato sul periodo 1981-2010 è inoltre raffigurato, per un confronto, tramite una linea tratteggiata"

Questo significa che la temperatura media tra il 1981 e il 2010 è già aumentata di 0.7°C, e nonostante questo valore aumentato, troviamo ancora gli anni più caldi rispetto a questo valore proprio negli ultimi decenni. Quindi obbiettivamente si può affermare che il clima terrestre si sta riscaldando. Questo potrebbe avere grosse conseguenze sulla vita nel pianeta.

Gli scienziati concordano che agire ora permetterà di ridurre l'aumento di temperatura entro il 2100 sotto i 2-3 gradi, soglia oltre il quale si innesta un processo irreversibile che può mettere a repentaglio l'esistenza. Un aumento invece di 5-6 gradi avrebbe invece conseguenze irreversibili e difficilmente calcolabili, anche se molti scienziati sono convinti che la vita non sarà più come quella che conosciamo oggi.

Meteosvizzera al momento non ha ancora pubblicato l'ultimo aggiornamento di questo grafico. In ogni caso rimando al sito per visionare la pagina originale.

La climatologia è concorde che il clima terrestre è stato caratterizzato da ere, passando da climi glaciali, ad es. il Ticino fino a 20'000 anni fa era ricoperto di ghiaccio, a periodi più caldi. La differenza rispetto a ora era l'assenza dell'uomo e delle sue attività. Che influsso può avere?

Ritornano di moda le teoria di Thomas Malthus, economista inglese, che nel suo più celebre saggio3, affermò che "la popolazione si moltiplica geometricamente mentre la produzione alimentare cresce aritmeticamente, poiché la disponibilità necessaria delle risorse a produrre beni di sussistenza è fissa e quindi la produzione agricola è soggetta alla legge dei rendimenti decrescenti. Ciò significa che un capitale investito nella terra non porta a un uguale incremento della produttività, ossia il doppio del capitale non raddoppia la produzione agricola." Per Malthus la Terra sarebbe diventata insufficiente e l'uomo rischia la sua estinzione​. Qualche anno più tardi John Stuart Mill, anche economista inglese, confermò il tutto nel suo saggio ​Principi di Economia Politica, ​concludendo che la logica conclusione della crescita illimitata ​sono la distruzione dell'ambiente e una riduzione della ​qualità di vita. Sarebbe auspicabile quindi un sistema economico stazionario e non in perenne crescita.


Entrambi si sbagliarono: tecnologia e nuovi saperi hanno portato per oltre 200 anni una crescita pressoché infinita. Se qualcuno nel 1750 avesse detto "renderemo tutti settori molto più produttivi, compreso il tessile dove vi era penuria di tessitori", nessuno avrebbe capito come sarebbe stato possibile farlo. Poi arrivò la Rivoluzione Industral che si diffuse in tutti settori e la classe media fu in grado di ottenere beni di massa a buon mercato. Il fondamento di quella rivoluzione fu la consapevolezza che la carenza di risorse umane come tessitori stava limitando la possibilità di sfruttare quelle che sembravano risorse naturali illimitate. Oggi ci troviamo di fronte a una situazione di scarsità opposta: persone in abbondanza e penuria di risorse naturali, perciò dobbiamo utilizzare il suolo, l’acqua, l’energia e tutto ciò che prendiamo in prestito dal pianeta in un modo che sia 100 volte più produttivo.​

In particolare, il periodo fra la fine della Seconda Guerra Mondiale e gli anni settanta del novecento sono stati gli anni d'oro del capitalismo moderno con le società occidentali capaci di acquisire un benessere sociale senza precedenti. Grazie anche alle teorie di uno degli economisti più famosi della storia John Maynard Keynes​​. Perno dei suoi studi il raggiungimento di una piena occupazione e lo stimolo della domanda aggregata attraverso l'intervento della spesa pubblica, stimolando così anche i consumi e gli investimenti privati. Alla base di questo modello ci sta generalizzazione del modello aziendale Fordista. Prevedendo salari in crescita, uso di economie di scala (aumento dei profitti con crescenti produzioni) e specializzazione dei dipendenti grazie a delle catene di montaggio.


Ora abbiamo la pressione di 7 miliardi di esseri umani che utilizzano risorse limitate e fossili emettendo grandi quantità di anidride carbonica per soddisfare i loro bisogni. L'umanità oggi usa l'equivalente di 1,4 pianeti ogni anno. Questo significa che abbiamo bisogno più di 1 anno e qualche mese per rigenerare quello che consumiamo in un anno. Questo non è sostenibile. Tenendo conto che questo è un risultato medio, ossia miliardi di poveri che non dispongono nemmeno i beni per soddisfare i bisogni esistenziali, diventa allarmante. Cinesi e indiani si stanno sviluppando per raggiungere i nostri standard, di circa 3 pianeti. Il nuovo nodo critico di questo sistema è la SCARSITÀ DI MATERIE PRIME.


​I nodi stanno ritornando al pettine. Avevano ragione Malthus e Mill? Ci sarà una nuova estinzione di massa come paventa qualcuno dovuta ai cambiamenti del clima e all'esaurimento delle risorse?

Di certo l'esaurimento delle risorse è confermato da questo studio[4], dove si possono vedere per tutti gli elementi naturali (tabella chimica) a livello attuale quanto impiegherebbero per esaurirsi mantenendo lo stesso livello di estrazione:


Stima degli anni restanti delle risorse ai livelli attuali di estrazione​

 

​Questo ha portato a partire dalla fine del Novecento a un'impennata dei prezzi che sta avendo effetti destabilizzanti sull'industria e sui consumatori, fino a intaccare la sicurezza nazionale di molti paesi. Le crisi alimentari e politiche più recenti (Etiopia, Sudan, Siria...) sono tutte state spinte da un mix di crisi ambientali (siccità, inondazioni...) e crescita dei prezzi di beni sui mercati globali, a causa della crescente domanda. Secondo la società di consulenza McKinsey l'indice dei prezzi delle materie prime, in calo per tutto il Novecento è sceso da 180 punti da inizio del secolo scorso a fino a meno di 90 verso la fine, e negli ultimi 15 anni è tornato a salire di parecchio sfondando i 240 punti. Uno shock che ha avuto gravi conseguenze sull'economia globale.


Indice McKinsey del valore globale delle materie prime



Possiamo addebitare la colpa ai combustibili fossili?

È evidente che l'utilizzo sistematico dei combustibili fossili risale alla fine del XVIII secolo, con l'inizio della rivoluzione industriale in Europa e America del Nord. La nascita stessa in Inghilterra venne favorita dalla presenza di numerosi giacimenti carboniferi, minerariamente sfruttabili, nel territorio nazionale e l'uso del carbone per il trattamento dei minerali ferrosi iniziò all'inizio del XVIII secolo.

L'utilizzo dei combustibili fossili come principale risorsa di energia è incrementata notevolmente nel XX secolo, nella seconda metà del quale si è osservata l'affermazione del petrolio come principale fonte energetica. A scapito del carbone troppo inquinante e in molti casi economicamente più gravoso nell'assieme dei costi di estrazione e trasporto all'utilizzatore finale. Si stima che nel 1955 i combustibili fossili contribuissero al 52% del fabbisogno energetico mondiale, ed il loro apporto crebbe al 64% nel 1970.

Oggi i combustibili fossili provvedono a poco più dell'85% del fabbisogno energetico mondiale: di questo il petrolio contribuisce per il 40%, il carbone per il 26% e il gas naturale (in forte crescita di consumo) per il 23%. Un ulteriore 7% viene ricavato dall'energia nucleare; a questo proposito si osserva che per quanto l'uranio non possa essere considerato un combustibile fossile, come fornitore di energia faccia parte delle risorse naturali limitate e non rinnovabili.

Quindi

Tutti questi sono gas ad effetto serra che hanno la conseguenza di rendere più spessa l'atmosfera e di trattenere una maggiore energia. Infatti, i raggi del sole portano energia, passano l'atmosfera scaldando la superficie terrestre che a sua volta riemettono energia che gran parte viene intercettata da questi gas e rilasciati all'interno di questa “coperta". Quello che si chiama “effetto serra"


Il fenomeno dell'effetto serra [5]​


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Quindi sì la causa è sicuramente antropica, ossia la pressione esercitata dalla varie attività umane e in particolare l'utilizzo di esponenziale di energie inquinanti. Su questo punto nessuno può più obiettare.

Personalmente sono sempre stato persuaso che sta avvenendo un cambiamento climatico e che la colpa sia da attribuire all'uomo. Senza fare capo a dati statistici, tabelle ecc., basta guardare il meteo e il clima di questi ultimi 10 anni: i fenomeni estremi e la loro recrudescenza si stanno intensificando. Se la mia opinione può essere relativa di sicuro peso è il rapporto dell'IPCC 2013.


Il rapporto IPCC 2013 [​6]

Come ultimo supporto scientifico, ma forse il più importante, vorrei riportare in forma riassunta e rielaborata personalmente, l'ultimo rapporto “Climate Change“ dell'IPCC, ossia l'Intergovernmental Panel on Climate Change. Entità intergovernativa formata da esperti che studiano i cambiamenti climatici.

« Il riscaldamento climatico è inequivocabile a partire dal 1950, molti cambiamenti non erano mai stati osservati sull'arco di millenni. L'atmosfera e gli oceani si sono riscaldati, i ghiacciai eterni sono diminuiti, il livello dei mari è aumentato e l'aumento dei gas serra è drasticamente aumentato.

In dettaglio, tra il 1983 e il 2012 si è verificato il periodo di 30 anni più caldo degli ultimi 1400 anni. L'energia accumulata con il riscaldamento degli oceani tra il 1971 e il 2010 è pari al 90% di quella accumulata tra il 1870 e il 1971.

Tra il 1901 e il 2010 il livello dei mari è salito globalmente di 19cm, livello che non si è nemmeno visto negli ultimi due millenni.

La concentrazione di CO2, metano e nitrato di ossido sono aumentati ad un livello mai visto negli ultimi 800'000 anni. Sempre la concentrazione di CO2 è aumentata del 40% dal periodo preindustriale, primariamente da fonti fossili. L'oceano ha assorbito circa il 30% delle emissioni causando una sua acidificazione.

L'attività umana ha causato cambiamenti nel ciclo globale dell'acqua, una riduzione della quantità di neve e ghiaccio. Questo porterà ad aumento delle superfici aride e desertificate e un contrasto tra le zone altamente piovose e secche. Come già detto i ghiacci eterni continueranno a sciogliersi e ad assottigliarsi. Se l'emissione di CO2 non si fermerà al più presto i cambiamenti climatici si ripercuoteranno in modo irreversibile per diversi secoli ».

Di recente è stato pubblicato un aggiornamento di questo studio datato 2019 che non fa altro che confermare la tendenza in atto, forse con uno scenario ancora un po' più pessimistico.

Ecco il link allo studio.


Preoccupa molto soprattutto la recrudescienza dei fenomeni. Sempre più estremi e violenti, questo porta in dote il cambiamento del clima. Su questo tema è interessante la seguente puntata del settimanale televisivo della Radiotelevisione Svizzera Italiana (RSI)​ Falò.


La stabilità che abbiamo beneficiato negli ultimi millenni è altresì eccezionale. Questo ha portato a un progresso e a una diffusione della nostra specie che non ha precedenti nella storia del pianeta. Ora stiamo forse violando questo equilibrio che ci ha permesso di prosperare. Secondo Johan Rockström, professore in scienze ambientali all'Università di Stoccolma​ e vincitore di molti riconoscimenti in questo ambito, nel suo aggiornato studio Planetary Boundaries​ del 2015, ci sono 9 confini che non vanno superati se si vuole mantenere la Biosfera in equilibrio.


Nove livelli per mantenere la Terra in equilibrio





Li riassumo molto brevemente dall'immagine:

  1. ​la concentrazione di anidride carbonica (responsabile dei cambiamenti) sotto i 350 parti per milione per evitare grossi pericoli, oggi siamo a 400 ppm, ​
  2. mantenimento della biodiversità sopra il 90%, oggi siamo sotto all'​84% in Africa,
  3. uso di azoto e fosforo che devono restare sotto le soglie di 11 rispettivamente 62 Teragrammi, oggi se ne impiega il doppio,
  4. ​il mantenimento del 75% delle foreste primarie, attualmente siamo al 62%,
  5. le emissioni di Aerosol sotto la soglia di 0,25AOD, oggi si superano i 0.30,
  6. la riduzione dell'ozono stratosferico, oggi la soglia non è superata,
  7. l'acidificazione degli oceani, al momento la soglia non è superata ma gli oceonografi lanciano l'allarme,
  8. l'uso di acqua fresca sotto i 4000m3, oggi ​siamo a 2600m3, ma solo grazie a grandi bacini;
  9. lo scarico di sostanze inquinamenti, ​a tutt'oggi non è ancora stata quantificata una soglia.


Purtroppo siamo già a 5 criteri su 9 non rispettati.


La soluzione?

Non ne esiste una univoca, per fortuna molti governi, aziende e privati cittadini si stanno muovendo per un obiettivo comune. Porto però qualche esempio.


Come vedremo nel capitolo dell'Economia Circolare è forse l'unico modello che può operare entro tutti questi limiti. Cerca di ottimazzare i profitti in un'economia di mercato, cerca di essere un'economia sociale (questione dei diritti, occupazione) e nel contempo sostenibile. Sicuramente meglio della Decrescita felice, che sicuramente può intaccare il benessere e i consumi. Inoltre non risponde all'impatto occupazionale. Personalmente ne sono convinto. Si sta parlando di un modello di sviluppo che avrà rilevanti impatti economici ambientali, e se saprà anche includere gli essere umani, comporterà benefici generale. È un sistema giovane ma che potrà dare grandi frutti e cancellare delle incongruenze. Come la green economy che ha generato mostri come i biocarburanti: non è tollerabile usare il cibo per produrre energia in un mondo di risorse alimentari scarse o il nucleare nel mix energetico a zero emissioni o compagnie come Exxon che usano il termine verde. Si sono perseguiti dei dogmi a scapito di altri elementi fondamentali, con impatti sui prezzi delle materie prime alimentari. La sostenibilità degli anni '90 invece ha prodotto imprese che hanno una bassa impronta ecologica ma sfruttano i loro dipendenti oppure si fregiano di essere sostenibili in settori che hanno rilevanti impatti economici come le dighe sostenibili o le cementificazioni a tutto spiano. Nel capitolo dedicato spiego il perché.​


Infine, condivido la strategia di fondo 2050 recentemente proposta dal Consiglio Federale Svizzero che va nella giusta direzione, così come la nuova legge sul CO2 (ancora da approvare)​​:


Strategia energe​tica 2050"[7]

Nel 2011, il Consiglio federale e il Parlamento hanno preso una decisione di principio a favore dell'abbandono graduale dell'energia nucleare. In virtù di tale decisione, le cinque centrali nucleari esistenti dovranno e​ssere disattivate al termine del loro ciclo di vita, stabilito in funzione di criteri di sicurezza tecnici, e non saranno sostituite da nuovi impianti nucleari. Questa decisione, come pure altri cambiamenti radicali in atto da anni, in particolare nel contesto energetico internazionale, comporta la progressiva trasformazione del sistema energetico svizzero entro il 2050. A tal fine, sulla base delle Prospettive energetiche aggiornate, il Consiglio federale ha elaborato la Strategia energetica 2050. Nel suo messaggio il Collegio presenta ora un primo pacchetto di misure volte a garantire in modo durevole l'approvvigionamento energetico.

“Il Consiglio federale punta in primo luogo sul sistematico sfruttamento dei potenziali di efficienza energetica esistenti e, in secondo luogo, su uno uso equilibrato dei potenziali della forza idrica e delle nuove energie rinnovabili. Nella seconda fase della Strategia energetica 2050, il Consiglio federale intende sostituire l'attuale sistema di promozione con un sistema d'incentivazione."

Sono altresì convinto che il miglioramento possa avvenire grazie alla combinazione dei seguenti punti, grosso modo gli stessi contenuti nella citata strategia:

Miglioramenti tecnologici: devono permette di mantenere gli stessi stili di vita ma garantire un sensibile calo dell'impatto ambientale. Gli elettrodomestici di ultima generazione e gli ultimi modelli di auto elettriche vanno in questa direzione.

Incentivi finanziari: il mercato laddovè produce prezzi alti e poca domanda di beni e servizi ecologici può intervenire lo Stato per correggere questi risultati. L'aiuto per l'installazione di pannelli solari per la produzione di energia è un esempio.

Sensibilizzazione ai risparmi di risorse: consumare solo l'indispensabile. Gli stand by a bassissimo consumo o spegnere apparecchi in caso di mancato uso sono degli esempi,

Divieti sottoforma di leggi: laddove la sensibilizzazione non dà i frutti sperati. I divieti sono una privazione della libertà ma quando il bene collettivo è più importante questo ultimo deve prevalere. Per ora non posso immaginarmi e azzardare, allo stesso tempo, qualche esempio ma se la tendenza non andrà invertendosi bisognerà intervenire anche in modo drastico. L'importazione di auto che non devono emettere tot di CO2 va sicuramente nella giusta direzione. Esempi dall'estero ve ne sono parecchi come la circolazione a targhe alterne o il divieto di circolare nei centri città previo il pagamento di un pedaggio.



Gli Stati Uniti, ma personalmente aggiungo tutte le nazioni, entro il 2050 potrebbero ridurre le emissioni inquinanti a livelli precedenti il 1970" [8].


Nella stessa direzione va la proposta dell'ex vice Presidente degli Stati Uniti e del suo staff scientifico, Al Gore, nel suo interessante documentario « Una scomoda verità ». Il grafico è tratto dal film.


Proposte per ridurre il CO2 a livelli del 1970

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  1. Maggiore efficienza energetica (blu),
  2. Maggiore efficienza nella costruzione di edifice (viola),
  3. Migliorare l'efficienza dei veicoli (verde),
  4. Migliorare l'efficienza dei trasporti (verde chiaro),
  5. Maggiore utilizzo di energie pulite (marroncino),
  6. Riduzione in vari ambiti delle emission di CO2 (bianco).
​Le maggiori critiche a queste proposte consistono nell'affermare che non potranno essere implementate poiché dannose per l'economia e non sostenibile.

Come già ripetuto questi cambiamenti non possono essere immediati, ma gli attori del sistema economico possono e devono iniziare ad adottare delle piccole azioni e dei piccoli gesti quotidiani, che non ridurranno il nostro standard di vita, ma se sommati assieme nel lungo termine daranno i risultati sperati.

Risulta evidente che l'applicazione di questi punti non possa avvenire dall'oggi al domani, la nostra è una società frenetica e molto concentrata sulla produzione di beni e servizi per soddisfare i bisogni, per questo motivo il tutto va concertato con gli attori economici al fine di avere la società del futuro che dia lavoro, produce, offre servizi ma in modo ecologico dal punto di vista ambientale.


​ACCORDI DI PARIGI SUL CLIMA

Una piccola speranza di invertire la rotta verso dei cambiamenti irreversibili è stata data alla luce con gli Accordi di Parigi sul clima ​del 2015.

Sono uno strumento giuridicamente vincolante nel quadro della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (Convenzione sul clima, UNFCCC), comprende elementi per una riduzione progressiva delle emissioni globali di gas serra e si basa per la prima volta su principi comuni validi per tutti i Paesi. I principali punti sono:

  • Limitare ben al di sotto dei 2 gradi Celsius il riscaldamento medio globale rispetto al periodo preindustriale, puntando a un aumento massimo della temperatura pari a 1,5 gradi Celsius. Mira a orientare i flussi finanziari privati e statali verso uno sviluppo a basse emissioni di gas serra e a migliorare la capacità di adattamento ai cambiamenti climatici.
  • Sono giuridicamente vincolanti l'attuazione delle misure nazionali e la rendicontazione sul grado di raggiungimento degli obiettivi. Stabiliti dalle regole. Queste ultime devono essere chiare e quantificabili, possibilmente ambiziose.​ L'Accordo mette praticamente fine alla severa distinzione di principio fra Paesi industrializzati e Paesi in via di sviluppo. Ai Paesi più poveri viene concesso un certo margine di discrezionalità per l'attuazione.
  • I Paesi industrializzati sono inoltre esortati, ma non obbligati, a rispettare il loro ruolo di pionieri, continuando a fissare obiettivi assoluti sull'insieme dell'economia. In cambio, i Paesi in via di sviluppo sono invitati a perseguire anche obiettivi sull'insieme dell'economia, mentre quelli industrializzati svolgere un ruolo di pioniere.
  • L’Accordo prevede che per l’entrata in vigore occorra la ratifica dei 55 Paesi che generano il 55% delle emissioni globali. Tale quorum è già stato raggiunto il 5 ottobre 2016; di conseguenza, nel novembre 2016 si è tenuta la prima Conferenza delle parti dell’Accordo di Parigi (CMA). La Svizzera ha ratificato l’Accordo di Parigi il 6 ottobre 2017 e ha adottato un obiettivo di riduzione del 50 per cento rispetto al 1990 entro il 2030, utilizzando in parte anche certificati di riduzione delle emissioni esteri. Ha inoltre annunciato un obiettivo complessivo di riduzione indicativo entro il 2050 che va dal 70 all'85% rispetto al 1990, utilizzando in parte anche certificati di riduzione delle emissioni esteri.

​Per l'accordo completo rimando al seguente link

​Commento personale:

Parigi ha avuto il merito di ricreare fiducia nella diplomazia e provare a trovare risposte collettive al problema. L'accordo presenta comunque tre elementi di debolezza.

  1. Incertezza dei tempi sull'implementazione,

  2. Inconsistenza dei contenuti, cosa “fare" visto che non è mai menzionata una sola volta la parola “Energia",

  3. Contraddittorietà degli impegni: vincolante è la soglia di aumento della temperatura ma non vincolante nei tagli delle emissioni necessarie,

    Tenendo conto che dal 1850 la temperatura è già aumentata di un grado ne rimarrebbe solo uno per rispettare gli accordi validi dal 2020 al 2030. Il premio Nobel per l'economia Jean Tirole, anticipandone l'esito fallimentare commentava “le iniziative volontaristiche servono a placare l'opinione pubblica ed evitare pressioni internazionali"

    Parigi sostituisce quello che era ambientalmente desiderabile a quello che politicamente e pragmaticamente fattibile. La volontarietà nasconde poi comportamenti opportunistici. Ad es. gli Stati Uniti nello scorso decennio hanno ridotto del 10% le emissioni non per politiche virtuose ma per una congiuntura favorevole dei mercati energetici e per la rapida sostituzione del carbone col metano, grazie a suoi prezzi in discesa. Questa è la shale revolution: metano estratto da giacimenti non convenzionali di argille.


L'accordo dovrebbe poi chiarire alcuni aspetti irrisolti:

  • Accettazione dei paesi industrializzati del principio di responsabilità differenziate e rispettive capacità,
  • Fornire ai paesi in via di sviluppo aiuti e tecnologie per far fronte agli impegni

Purtroppo dopo Parigi non è stato fatto un gran ché. In Europa è stato fatto poco per via di altre emergenze: Brexit, immigrati, terrorismo, coronavirus e per via del ciclo elettorale che storicamente non va a favore delle politiche ambientali. In conclusione, nel dopo Parigi nei paesi del G20 responsabili dell'80% delle emissioni pochi hanno legislazioni e regolamentazioni coerenti con i requisiti da qui la necessità di implementare rapidamente queste politiche. Purtroppo subito dopo Parigi il petrolio ha ripreso a dominare la scena internazionale con i suoi prezzi in discesa.




[1] Fonte : Meteosvizzera​ e rielaborazione personale

[2] Fonte : Meteosvizzera e rielaborazione personale

[3] Fonte : T. Malthus, Saggio sul principio della popolazione e i suoi effetti sullo sviluppo futuro della società, 1798

[4] Fonte: Green Chemical Engineering and Processing, 5-50 anni J.R.Dodson et al., 2012, 69-78

[5] Fonte : www.wikipedia.it

[6] Fonte : www.ippc.com

[7] Fonte: www.admin.ch

[8] Fonte: Al Gore, nel documentario tradotto dall'inglese «Una scomoda verità​»



IL PROGETTO E IL LEGAME CON LE VARIE DISCIPLINE

Il nesso tra questo progetto legato all'ecologia e la mia disciplina, ossia Economia e Diritto, è molto semplice da evidenziare, anche sotto forma di s​chema :

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L'uomo avverte dei bisogni, in particolare quelli primari per la sopravvivenza, che deve assolutamente soddisfare. Ne percepisce altri che invece permettono di migliorare il benessere e il piacere della vita, che possono essere definiti secondari. Parte quindi una domanda di produzione di beni e servizi che l'economia offre per soddisfare questi bisogni. Se tutto questo non può essere evitato, e comunque genera effetti molto positivi sul miglioramento tecnologico, della vita e sull'occupazione, ci si può chiedere come svolgere tutto questo con il minor impatto ambientale?

A questa domanda molte aziende, molti Stati e molti individui nei loro piccoli gesti stanno cercando di dare una risposta attuando quelle combinazioni tecniche, economiche e giuridiche che permettono di produrre con minor impatto ambientale possibile.

La strategia 2050 del Consiglio Federale, già descritta precedentemente, va nella giusta direzione ed è il classico buon esempio per gli altri attori del sistema economico a seguire la via tracciata.

Oltre all'economia quali altri materie della MP possono essere coinvolte? Provo a verificarne l'interdisciplinarieta.

Sicuramente può essere menzionata la Storia e le istituzioni. Si presta per analizzare i processi produttivi, l'utilizzo di risorse nel corso dei secoli. Anche il ruolo dell'istituzioni nella gestione del problema.

La Chimica può invece analizzare quali sostanze sono dannose per l'ambiente e quali invece potrebbero contribuire a migliorare la situazione.

La Matematica e la fisica potrebbero invece aiutare a leggere le cifre e le forze in gioco in vari ambiti, come la produzione di energie alternative.

Le Lingue, seppur in maniera funzionale, si prestano per l'analisi di documenti riguardanti l'ecologia.

La Cultura Generale con tutti i suoi temi di approfondimento.​

Vorrei infine sottolineare che portare queste proposte ai nostri allievi deve essere inteso come un lavoro informativo su una problematica che riguarda tutte le persone di questo pianeta. Non bisogna plagiare o formare delle ideologie nelle menti dei nostri ragazzi.

Toccherà poi al maturando, che sarà il cittadino responsabile del futuro, fare le sue scelte comportamentali avendo le giuste informazioni a disposizione. Purtroppo in alcune società mancano le informazioni o la volontà nel cambiare certe brutte abitudine. Siamo quindi chiamati a compiere delle scelte lungimiranti e da buon esempio per tutte le generazioni future.



LE SCH​EDE TECNICHE

In questa sezione porterò delle schede informative, suddivise per grandi temi, in modo da permettere al docente di raccogliere le informazioni base, ed eventualmente completarle a piacimento, prima di affrontare una tematica con una classe.

Porterò dati, spiegazioni, cifre e immagini sui seguenti temi:

  1. L'impatto delle scelte alimentari;
  2. La produzione e il consumo di energia;
  3. Il riciclaggio, la gestione dei rifiuti e l'Economia Circolare;
  4. L'impronta ambientale del consumatore e lo sviluppo sostenibile;
  5. La mobilità;
  6. Il commercio equo e quello biologico;



    Premessa: la quantità di informazioni è vastissima e in continua evoluzione. Credo di aver fatto la migliore selezione possibile considerando che a conclusione di progetto qualche dato potrebbe nuovamente mutare.